Ci sono giocattoli e giochi che si ritrovano uguali o simili in parti del mondo lontane fra loro a ricordarci che l’uomo, dalla notte dei tempi, ha giocato, che la migrazione era una costante, che le contaminazioni culturali hanno portato arricchimento e crescita.

Bambole e animali africani si contendono la scena con le matrioska russe e le kokeshi giapponesi. Antichi burattini a bastone, provenienti dall’Asia, strizzano l’occhio a quelli del teatro delle ombre thailandese. Grazie a una paziente ricerca e al contributo di amici viaggiatori del museo questa sezione, seppur piccola, presenta uno spaccato dei giocattoli dei cinque continenti.
Lo sapevi che…
Si può viaggiare senza spostarsi da casa. C’è chi lo fa attraverso bambole etniche, o in costume, le cosiddette “bambole souvenir”, quelle che si compravano a ricordo di un viaggio. Il periodo d’oro, come per le bambole più in generale, è stato l’Ottocento, secolo di grandi esplorazioni, viaggi e fenomeni quali colonialismo, nazionalismo, scambi commerciali. Spesso considerate “un genere minore! e prese in considerazione solo se preziose o realizzate da ditte celebri, queste bambole rappresentano invece, in maniera efficace e diretta, usi, costumi e tradizioni dei popoli della terra che, con materiale più o meno pregiato, riescono non solo a realizzare strumenti da gioco, ma anche pezzi di artigianato, testimonianza concreta del desiderio di tramandare abilità manuali, storie, religioni, folclori. Oggi, nell’era della globalizzazione, sembra quasi anacronistico analizzare aspetti legati a riti e abitudini di culture tanto diverse fra loro.